Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, ma l’Antitrust ci vede benissimo

Per chi ha letto La Mangiatoia di Michele Bocci e Fabio Tonacci  (a chi non l’ha letto lo consiglio), la prima parte di questa storia non è una novità.

01 La Mangiatoia

Riassumiamola: ci sono due aziende, Novartis e Roche  che producono due farmaci Lucentis (ranibizumab) e Avastin (bevacizumab), entrambi efficaci contro la degenerazione maculare senile, prima causa di cecità nei paesi industrializzati (si stima ne soffrano 1 milione di italiani). Ma i due farmaci hanno una differenza: il prezzo. Una iniezione intravitreale di Lucentis costa 810,62 euro, mentre un intero flacone di Avastin costa ora 504 euro e il costo di una dose oftalmica è di 15 euro.

Le aziende entrate sul mercato successivamente si sono adeguate al prezzo di Lucentis (clicca l’immagine per ingrandire)

tabella 1 altri farmaci

Pare ovvio che acquistare Avastin convenga a tutti. Tranne alle due aziende. Le quali, per difendere i loro interessi, hanno registrato il più caro, Lucentis, esclusivamente per la terapia della maculopatia e Avastin esclusivamente per il tumore del colon (i due farmaci funzionano impedendo la proliferazione dei vasi sanguigni).

La registrazione costringe Asl e ospedali ad acquistare il farmaco caro per la terapia oculistica sprecando parecchio denaro: la SOI, società oftalmologi italiani stima lo sperpero in quasi mezzo miliardo di euro l’anno. «A pensar male  -diceva Androtti – si fa peccato, ma di solico ci si azzecca» e fino alla conclusione della causa tutti si erano limitati a sospettare che Novartis e Roche si spartissero il guadagno: entrambi i farmaci sono stati prodotti e brevettati da Genentech, un tempo di Novartis e ora di Roche, e inoltre Novartis possiede una partecipazione di minoranza qualificata pari al 33% circa di Roche.

Qualcuno aveva provato a ribellarsi, per esempio l’Emilia e Romagna nel 2009 e il Veneto nel 2011, ma ricorrendo ai Tar regionali Novartis aveva vinto.

Certo, gli specialisti potevano ricorrere all’’uso off label del farmaco, cioè fuori dalle indicazioni del foglietto illustrativo. Ma poiché entrambi hanno reazioni avverse tipiche di questa classe di terapie, il medico corre dei rischi: se il farmaco usato è quello registrato i rischi fanno parte della terapia, ma se usa il farmaco off label cioè usa Avastin invece di Lucentis e il paziente ha degli effetti collaterali, per il medico potrebbero esserci dei rischi di responsabilità professionale.

Ma qualcuno non c’è stato: il 13 novembre 2012 all’Antitrust arriva la segnalazione dell’Associazione italiana unità dedicate autonome private di day surgery, che rappresenta 40 strutture sanitarie private,  e il 18 gennaio 2013 quella della SOI, Società oftalmologica italiana, che riunisce il 60% degli oculisti italiani. Il 25 febbraio dello stsso anno l’Antitrust decide di approfondire e, sospettando che le due aziende si siano accordate ovvero, in linguaggio legale «messo in atto comportamenti restrittivi della concorrenza», apre un’istruttoria pubblicata sul bollettino del 7/2013 con il provvedimento n 24207  pag 28 .

Il 26 marzo 2013 si costituiscono la Regione Emilia e Romagna e poco dopo l’associazione di consumatori Altroconsumo con i suoi 300 mila associati.

A poco meno di un anno, lo scorso 27 febbraio la sentenza http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/4112-i760-provvedimento.html  e oggi la pubblicazione dell’esito del procedimento. L’Antitust afferma di avere le prove che Roche e Novartis avevano formato un cartello che ha condizionato la vendita dei farmaci per curare la vista e per questo ha sanzionato le aziende a una pena pecuniaria: Novartis dovrà pagare 92 milioni di euro e Roche 90,5 milioni.

“« A fronte del rischio che le applicazioni oftalmiche di Avastin, vendute a un prezzo molto meno alto, ostacolassero lo sviluppo commerciale del ben più caro Lucentis, Roche e Novartis hanno posto in essere una complessa strategia collusiva, volta a ingenerare tra i medici curanti e più in generale il pubblico timori sulla sicurezza del primo. Tali attività sono proseguite e sono state anzi intensificate quando da una serie sempre maggiore di studi comparativi indipendenti, e pertanto non controllabili dalle imprese, è definitivamente emersa l’equivalenza dei due farmaci» scrive il Garante”.

Novartis in un comunicato stampa «respinge  in  maniera  decisa  le  accuse  relative  a  pratiche  anti-concorrenziali» a annuncia che ricorrerà al Tar. Insiste inoltre affermando che «Lucentis con il suo profilo di sicurezza ben caratterizzato resta l’unico anti VEGF autorizzato per cinque indicazioni oculari a disposizione dei paizenti italiani» Domani ritroveremo queste frasi negli articoli dei giornalisti amici dell’azienda.

Ma muove anche le pedine per proseguire la “strategia collusiva” rivelata dal Garante. Nella posta dei giornalisti che si occupano di salute è appena arrivata la mail di uno specialista, Giovanni Staurenghi, direttore dell’Unità operativa oculistica dell’azienda ospedaliera Luigi Sacco di Milano e Direttore della Scuola di specialità in oftalmologia della stessa Università di Milano. Ne abbiamo fotografato la parte centrale

Dichiarazione staurenghi

Due le ipotesi: ignoranza o conflitto di interessi. Nel primo caso il professore forse ignora che ai Cdc (Centers for disease control and prevention) di Atlanta, cioè non in un piccolo istituto di ricerca di periferia ma nel National Eye Institute, come dire l’oculistica del governo americano, hanno provato i due farmaci su 1200 pazienti  dimostrando che hanno la stessa efficacia contro la degenerazione maculare, e nella corrispondenza a quell’articolo, per prevenire il rischio di inquinamento del farmaco, uno specialista invitava ad osservare le precauzioni per mantenerne la sterilità dei flaconi.

Ignora anche che in tutti gli altri paesi europei, come dimostra la tabella qui sotto presa dal provvedimento del Garante, già oggi in Italia il 50-60% dei pazienti sono curati con Avastin, il Germania il 20-30%, in Spagna il 30-40% e se il rischio di effetti collaterali fosse così elevato sarebbe interesse di Novartis e di Roche farcelo sapere. E invece si sente sempre parlare di rischi teorici.

Schermata 03-2456722 alle 19.08.19

L’altra ipotesi, meno lusighiera, è che le dichiarazioni del professore siano condizionate dagli emolumenti che gli corrisponde Novartis come docente (vedi dichiarazione di conflitti di interesse dello studio qui sotto postato).

titolo studio staurenghi

financial disclosure

E Sturlenghi non è il solo. Scrive Monica Rubino in un articolo su Repubblica del 5 marzo
“…Come Francesco Bandello, primario di Oculistica al San Raffaele di Milano, secondo cui “Avastin è un anticorpo intero mentre Lucentis ne è un frammento e in quanto tale ha un’emivita più breve, il che significa che è rapidamente eliminato dal circolo sistemico per minimizzare il potenziale di effetti collaterali sistemici. Lo studio ha evidenziato inoltre casi di eventi arterotrombotici, emorragie sistemiche, insufficienza cardiaca congestizia, eventi trombotici venosi, ipertensione e morte vascolare, che sono stati più frequenti nei pazienti trattati con Avastin”.
Ebbene, non stupiscono neppure gli allarmismi di Bandello: l’articolo qui sotto postato, pubblicato nel 2011 dimostra che anche lui è ricco di conflitti di interesse: si fa scrivere i lavori dai dipendenti di Novartis e si presta a consulenze e docenze a pagamento per la stessa azienda. 

01 titolo lavoro

 

 

 

02 financial disclosures

 

 

 

03 financial disclosures

 

 

 

AGGIORNAMENTI

Una manina amica ci segnala che “una sentenza della corte di giustizia europea dell’11 marzo 2013  permetteva il dosaggio oftalmico dell`Avastin,”. E come mai l’AIFA non lo sapeva? E l’EMA neppure? Mah… misteri. E con questo documento Novartis vuole ricorrere al Tar. Qui il link. Il documento è in italiano.

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=avastin&docid=136142&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=559317#ctx1

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