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HTA e conflitti di interesse negati

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12 marzo 2014 L’industria a difesa del prodotto

Per valutare  efficacia, sicurezza, costi, impatto sociale e organizzativo di una tecnologia medica i governi ricorrono agli  Health Technology assessment, ovvero HTA, valutazioni della tecnologia affidate a esperti del settore. “La prospettiva pubblica, scrive il ministero della salute, rende i documenti asettici da influenze legate ad interessi specifici e contrastanti e può rappresentare uno strumento utile ed essenziale ad ogni livello istituzionale”.

Ma è sempre così?

conflitto d’interessi: non vedo, non sento, non parlo

Nel giugno 2013 l’Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha pubblicato un report di HTA sulle Protesi endovascolari per gli aneurismi dell’aorta addominale: analisi dell’efficacia e della costo‐efficacia, adattamento alla realtà italiana di un Hta scozzese  “Endovascular stents for abdominal aortic aneurysms: a systematic review and economic model”. Chambers D, Epstein D, Walker S, Fayter D, Paton F, Wright K, et al  pubblicato nel 2009.

Fra gli autori della versione italiana, Piergiorgio Cao, chirurgo vascolare dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, “responsabile della descrizione della patologia e valutazione dell’efficacia clinica e sicurezza”. Tra gli altri autori spiccano i nomi di ricercatori di Perugia, città nella quale Cao ha lavorato per decenni prima di essere chiamato all’AO San Camillo-Forlanini di Roma e ove mantiene tuttora la cattedra alla locale università.

Nella dichiarazione del conflitto d’interessi, a pag. 4 del report si legge:

Il professor Cao nega spesso ogni conflitto di interessi. A novembre del 2013 per esempio, nel Faculty disclosure statement di un simposio, il VeithSymposium (Vasclular and endovascular issues techniques and Horizon Cao risulta nell’elenco dei relatori che non hanno conflitti di interesse da dichiarare.

E parimenti nega conflitti di interesse ad aprile del 2013 in un articolo scientifico pubblicato su JACC, il Journal of American College of Cardiology

Ma nel caso del professor Cao i conflitti di interesse vanno e vengono a piacere, perché il 24 gennaio di quello stesso anno, è a Lipsia, durante un Corso di formazione dal titolo Interventional Course con una relazione su Internal and common iliac artery aneurysms: hypogastric exclusion, open repair or side branch endografts? e nelle sue slide “Disclose Consulting: Medtronic; Bolton;

In altre parole dichiara di essere consulente di due aziende che producono dispositivi: Medtronic e Bolton, aziende di cui si tratta anche nell’HTA in discussione.

E il conflitto di interesse perdura almeno fino a gennaio 2014 quando sul Journal of Vascular Surgery riammette l’attività di consulenza a pagamento con le stesse aziende. 

Ora v’è da aggiungere che all’atto della pubblicazione dell’HTA era in vigore ormai da un anno la legge 6 novembre 2012 n 190  recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 13 novembre 2012, n. 263. Che prevede la dichiarazione di conflitti di interesse nei tre anni precedenti e sanzioni per le dichiarazioni infedeli. 

Come ben spiega l’Oms in un suo recente documento anche se il portatore dei conflitti di interesse non ne è consapevole, la sola presenza di un conflitto di interessi è già un problema e inoltre mette a rischio la credibilità del lavoro e della stessa istituzione nel nome della quale viene svolto.

Il problema infatti non si limita al caso personale del professor Cao (che tra l’altro sembra anche un pesce piccolo). Da un HTA, così come da linee guida di agenzie regolatorie nazionali e internazionali dipendono gli acquisti degli ospedali. Si tratta di investimenti  per grandi importi che devono essere guidati da scienza e coscienza. In questo contesto la mera dichiarazione di assenza di conflitto di interessi fatta del ricercatore ci pare insufficiente. In questi giorni, grazie ai Cochranetutti riprendono il caso del Tamiflu e del Relenza  (Oseltamivir e Zanamivir) e del ruolo che gli opinion leader e la ricerca pagati dalle aziende farmaceutiche hanno avuto nello spreco di denaro della sanità raccolto a caro prezzo dalle tasse dei cittadini. 

Ci se la prende prima di tutto con le aziende dimenticando che esse rispondono ai loro azionisti e hanno il compito di fare utili, certo, senza infrangere la legge. Ma la legge le autorizza a pagare i consulenti e se in Gran Bretagna, che ha una popolazione e un sistema sanitario simili al nostro, ogni anno le aziende investono 40 milioni di sterline in questo modo, non si può pensare che improvvisamente le aziende si siano date alla beneficenza, e neppure che in Italia investano molto meno (40 milioni di sterline sono pari a 48 milioni di euro).

Soprattutto si dimentica che spetta prima di tutto alle agenzie pubbliche tutelare la collettività da ogni influenza interessata diversa del bene collettivo, anche scegliendo esperti privi di conflitti di interesse. E spetta al Parlamento votare leggi che prevedano un maggiore controllo sui conflitti di interesse, non la mera registrazione della dichiarazione del singolo esperto (che potrebbe essere interessato). Negli Usa è da poco in vigore il Sunshine Act che obbliga tutte le aziende a pubblicare l’elenco dei consulenti e l’importo ad essi corrisposto. Non sarà molto, ma è un primo passo nella giusta direzione. Se noi oggi volessimo sapere se Cao ha dichiarato i suoi conflitti di interesse all’ospedale per il quale lavora o all’università nella quale insegna (come la legge lo obbligherebbe a fare) dovremmo fare una richiesta FOIA e sperare in una risposta. Invece visto che il ricercatore in entrambe le istituzioni viene pagato con denaro dei cittadini queste informazioni dovrebbero essere pubbliche, e accessibili. Le cifre in gioco infatti non sono noccioline, come ha ben documentato un recente articolo della rivista JAMA.