Spizzichi & Mozzichi di Salute

Summa cum fraude, o della frode scientifica

Sono passati oltre due mesi dall’ultimo post, giudicherete voi lettori se il tempo è stato ben speso.

I thank Lou Del Bello for the help in the English translation  Documents attached to the Italian version

 

Thomas A. Hennebry, cardiologo interventista dell’Oklahoma Heart Hospital, l’ha definito “il più evidente esempio di frode scientifica incontrato nella mia carriera accademica”. Un gruppo di stimati cardiologi italiani ne parla come la “peggiore truffa mai associata a una rivista internazionale di medicina”, e dei fatti dice “scioccanti e vergognosi”. Per chiedere l’allontanamento del direttore della rivista scientifica, che la legge dell’editoria indica comunque come responsabile, se non altro per “omesso controllo”, 23 cardiologi hanno dovuto minacciare le dimissioni in massa dall’editorial board. Le conseguenze: tre fascicoli della stessa avrebbero dovuto essere ritirati perché indegni degli standard scientifici. Non è stato fatto, forse a causa dei costi. E soprattutto nessuno ha portato il caso in tribunale per sapere se c’erano gli estremi dell’illegalità e chi ne fosse il responsabile. L’ennesimo esempio di panni sporchi lavati in casa: sulla stampa scientifica e su quella generalista non è trapelata neppure una riga.  

Oggi, a due anni di distanza, la scelta si dimostra miope (vedi riquadro FRODE SCIENTIFICA REATO CONTRO LA COLLETTIVITÀ alla fine del post). A novembre dell’anno scorso si è liberato il ruolo di dirigente di II° livello di cardiologia del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna; l’amministrazione lo ha attribuito a un professore associato. E il fu direttore responsabile del Journal of Cardiovascular Medicine o JCM, che invece è professore ordinario, mai chiamato a rispondere delle eventuali responsabilità e dei possibili danni arrecati durante la sua direzione, è ricorso  in tribunale per farselo aggiudicare dalla magistratura. Alla quale potrebbero servire alcuni dettagli che qui racconteremo.

Ingresso del policlinico S Orsola Malpighi Bologna

I FATTI. Torniamo alla nostra storia. Tra luglio e agosto 2012 erano cominciate ad arrivare allo staff della  rivista scientifica Journal of cardiovascular medicine, o JCM (vedi più sotto il riquadro sulla rivista)  molte, strane lettere. La più chiara proveniva dagli Stati Uniti, era firmata da Thomas Hennebry, un ricercatore allora all’University of Oklahoma, che con accenti indignati segnalava delle palesi disfunzioni nel sistema di revisione degli articoli. Per la precisione, diceva la mail, c’erano grandi difformità fra la versione dell’articolo che il ricercatore aveva inviato e che era stato approvato per la pubblicazione, e la versione pubblicata nel fascicolo di luglio della rivista (il problema sarebbe proseguito nei fascicoli di agosto e settembre). Le anomalie segnalate dalle varie lettere erano sempre dello stesso tipo: aggiunte di citazioni bibliografiche ai testi.

La trafila che segue un articolo scientifico è sempre la stessa. Nell’editing un revisore può anche suggerire o imporre l’aggiunta di una citazione clamorosamente mancante. Ma di solito queste aggiunte sono effettuate prima dell’ultima, definitiva accettazione da parte dell’autore. Inoltre le aggiunte proposte sono citazioni pertinenti, cioè si cita il lavoro di autori che hanno dato un contributo significativo in quello specifico campo della ricerca. Hennebry invece sottolineava che le “oltre dieci” citazioni aggiunte non solo non erano pertinenti al tema dell’articolo, ma erano state aggiunte senza il suo consenso, in una fase successiva, fra l’approvazione definitiva del testo e la pubblicazione.

JOURNAL OF CARDIOVASCULAR MEDICINE
Il Journal of Cardiovascular Medicine è l’organo ufficiale della FIC, Federazione italiana di Cardiologia, che comprende la SIC, società italiana di cardiologia e l’ANMCO associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri. Ha 8 anni di vita: il primo fascicolo è stato pubblicato nel gennaio 2006. Ha un ranking di 49 su 124 riviste scientifiche che hanno per argomento il sistema cardiaco e cardiovascolare, e un impact factor di 2,657 (secondo il Journal Citation reports 2012, la rivista scientifica più importante del settore, Circulation, ha un IF di 15,202). È un giornale italiano pubblicato in lingua inglese. Dalla fine del 2012 è diretto da Livio dei Cas. Insomma, gestione diversa da quella dei mesi luglio, agosto e settembre 2012. L’editore è Wolters Kluwer Health, e Lippincott Williams & Wilkins.

Cui prodest? Certo, si racconta che editori di piccole riviste abbiano chiesto agli Autori di inserire citazioni di lavori precedentemente pubblicati sulla stessa rivista per aumentarne l’impact factor, cioè l’autorevolezza scientifica, ma non era questo il caso. Il ricercatore americano sottolineava infatti che le citazioni rimandavano tutte a pubblicazioni di Raffaele Bugiardini,  ordinario di cardiologia della Facoltà di medicina di Bologna, ma soprattutto in quel momento direttore dello stesso JCM.

A quel punto qualcuno aveva cominciato a sfogliare i numeri precedenti della rivista e aveva notato che le prime avvisaglie di questo modello risalivano a metà del 2011, ma si erano intensificate nel fascicolo di luglio 2012 per proseguire in quelli di agosto e di settembre. Con il perdurare delle anomalie erano continuate ad affluire le lettere di protesta degli autori. Nel fascicolo di settembre, visto in bozze dai membri dello staff, la frode era evoluta in senso peggiorativo: fra le citazioni aggiunte con l’inganno alcune, tra l’altro non connesse al tema trattato, rimandavano a pubblicazioni di Peter J. Schwartz, allora ordinario di cardiologia all’università di Pavia. Schwartz, il più elevato (93) h-index della comunità cardiologica italiana, aveva ipotizzato che l’uso del suo nome mirasse a confondere le acque.

Le motivazioni. Perché aggiungere citazioni bibliografiche non pertinenti? Nel 2012 era stato introdotto un importante cambiamento nei criteri di selezione delle commissioni di esame e dei candidati alla docenza universitaria. Per rendere  la selezione più obiettiva e meritocratica, e per impedire che individui con un’attività scientifica troppo modesta potessero raggiungere importanti posizioni accademiche o ricoprire ruoli di controllo sulla selezione dei candidati, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) aveva introdotto  la valutazione della qualità della produzione scientifica, utilizzata in tutto il mondo. Questa si basa sull’h-index, cioè un indicatore, detto anche indice di Hirsch, che valuta la produzione scientifica dei ricercatori in base non solo al numero di articoli pubblicati ma anche al numero di citazioni che questi articoli hanno avuto da altri autori. Per esempio un ricercatore che ha un h-index di 3 vuol dire che ha pubblicato 3 lavori, ognuno citato almeno da altri 3 autori. I lavori non citati nell’h-index non contano. In altre parole le manipolazioni delle citazioni del Journal of Cardiovascular Medicine JCM ottenevano il risultato di far lievitare, immeritatamente, l’h-index di Raffaele Bugiardini, direttore della rivista.

La prima lettera. Tra fine luglio e metà agosto 13 docenti universitari di cardiologia avevano inviato una lettera a Massimo Volpe, ordinario di cardiologia dell’università la Sapienza di Roma e presidente del Collegio di professori di Cardiologia. «Negli articoli pubblicati nei numeri di luglio e agosto 2012 del JCM, il numero delle citazioni di lavori pubblicati dall’Editor e dai suoi collaboratori supera le 150 unità, con una media di circa 6 citazioni per ogni lavoro… – original contribution, review paper, research letter, etc – pubblicato su JCM! Questo numero, già di per se inusitato per qualsiasi Autore, appare ancor di più sproporzionato e anomalo se paragonato al numero di citazioni che gli stessi lavori dell’Editor hanno ricevuto sul resto della letteratura scientifica … A fronte di tale politica editoriale, l’indice Hirsch dell’Editor di JCM, pari a 17 nel 2010, è attualmente 28 (fonte: Publish or Perish)».  I 13 docenti continuavano con la richiesta di «convocare un Collegio … per concordare eventuali azioni da intraprendere nei confronti di questa incresciosa situazione». Qui il testo della Lettera al Prof Volpe in cui sono dettagliati i punteggi dell’indice di Hirsch acquisiti dall’Editor con le citazioni aggiunte. Analogamente erano stati sollecitati i membri del board della FIC, Federazione nazionale di cardiologia, proprietaria della rivista, e l’editore. Ma nonostante le implicazioni legali nessuno aveva preso provvedimenti nei confronti dell’autore o degli autori materiali della frode.

La seconda lettera. A questo punto, il 23 agosto 2012 alle ore 17,29, un altro gruppo di cardiologi aveva inviato una mail indirizzata: al board della Federazione italiana di cardiologia, ai vice direttori, ai past direttori della rivista e all’editore. Allegato alla mail un documento in lingua inglese di due cartelle e mezza fittamente dattiloscritte, con le firme di 23 esponenti della cardiologia italiana (fra loro luminari del calibro di Attilio Maseri), aveva dato  l’ultimatum: o si sollevava Raffaele Bugiardini dall’incarico di direttore della testata o il 31 agosto si sarebbero dimessi in blocco i membri dell’editorial board presenti fra i firmatari. qui il testo originale dell’allegato

Tre giorni dopo, il 26 agosto, a Monaco di Baviera, durante il congresso Esc (European society of cardiology), il Consiglio direttivo della FIC aveva nominato una Commissione di disciplina formata da Francesco Fedele,  Pantaleo Giannuzzi, Giuseppe Mercuro e Gian Luigi Nicolosi. Alla commissione venivano inviati vari documenti, fra i quali questo, firmato da 33 cardiologi, che riassumeva le motivazioni dell'”accusa”.

L’inchiesta era durata un mese esatto e il 26 settembre i quattro probiviri avevano firmato la relazione al Consiglio direttivo della Federazione Italiana di Cardiologia. In due pagine fitte di motivazioni rispondevano al quesito «Se vi sia stato un abuso della posizione di Editor del prof. Raffaele Bugiardini, al di fuori delle regole scientifiche editoriali nazionali ed internazionali, con relativo danno dell’immagine della Cardiologia Italiana». E in particolare avevano scritto i probiviri «L’analisi dei fatti sopra riportati evidenzia: a) la realizzazione di condizioni editoriali che hanno privilegiato, in maniera sistematica e reiterata, la visibilità personale dei prof. Bugiardini, con potenziali ricadute personali professionali positive; b) la ricerca di un interesse privato e quindi un abuso della propria posizione di Editor del JCM, che avrebbe dovuto identificare e correggere tale anomalia e c) il danno d’immagine del JCM, giornale sotto la diretta responsabilità della FIC, che rappresenta la Cardiologia Italiana». E concludevano «la Commissione ritiene che vi sia stato un abuso della posizione di Editor dcl prof. Bugiardini. Tale abuso determina la sua incompatibilità con la conservazione di tale ruolo, per il decadere del rapporto fiduciario con la Fic che è alla base di un tale compito».

Sul JCM un altro Editor oggi ha preso il posto di Raffaele Bugiardini il cui nome figura fra i Past Editors. Ma Bugiardini continua a trarre vantaggio da quella frode: i tre fascicoli contraffatti non sono stati ritirati e quindi continua a godere delle citazioni fraudolente inserite a suo vantaggio nel periodo in cui era direttore. E oggi mira a ottenere per vie legali l’attribuzione del ruolo coordinativo della cardiologia del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna. Quanto alla rivista, a partire dal fascicolo di ottobre non sono più giunte in redazione lamentele per citazioni contraffatte.

Lettera controversa. Abbiamo chiesto al professor Bugiardini un contributo a questo post.  Si è detto “vecchio e stanco”; ha attribuito i fatti qui raccontati al precedente negato incarico di posti letto al suo ruolo di ordinario. Ma ciò nulla ha a che vedere con la questione in oggetto. Ci ha anche inoltrato una controversa lettera datata 18 agosto 2012 e indirizzata dal professor Paolo Emilio Puddu, dell’Università la Sapienza di Roma, al presidente del Collegio di professori di Cardiologia. Detto presidente è lo stesso Massimo Volpe citato nel testo della lettera. In essa s’ipotizza che Volpe ed altri esponenti della cardiologia italiana potrebbero aver tratto vantaggio del loro ruolo editoriale in riviste scientifiche sulle quali, incuranti del conflitto d’interessi, hanno continuato a pubblicare articoli a loro firma. Inseriamo, a  corredo di questo post, la Lettera del prof Puddu con una precisazione: la pratica qui descritta risulta assai diffusa: tradizionalmente infatti in questi casi, onde evitare i conflitti di interesse, i giornali più rispettati affidano la revisione dei lavori a un guest editor non correlato all’editorial board. Dalla lettera del prof Puddu non si capisce se questa buona pratica è stata o no seguita nei casi elencati. Fin qui i fatti.

LE OPINIONI. In assenza di una sentenza della magistratura, e nonostante ne sia stato il beneficiario, Raffaele Bugiardini non può essere considerato il responsabile materiale della frode. E proprio per questo siamo convinti che le frodi della ricerca scientifica devono essere giudicate in tribunale. Come ben dimostra questo caso e come discutiamo nel riquadro sottostante, il problema infatti non riguarda solo il mondo scientifico.  

FRODE SCIENTIFICA, REATO CONTRO LA COLLETTIVITA’
La frode scientifica è un crimine nei confronti degli standard della ricerca e della collettività scientifica; ma dal punto di vista del cittadino è soprattutto un reato nei confronti della società. Nascondere le frodi, come spesso fa la comunità scientifica, significa impedire alla società civile di sviluppare anticorpi e strumenti di difesa. La società infatti attribuisce al mondo scientifico il compito di verificare il valore dei singoli scienziati: il ricercatore pubblica su riviste scientifiche che accettano o rifiutano il suo lavoro in base alla decisione di altri ricercatori; ottiene un punteggio (h-index) che tiene conto di quali riviste, più o meno prestigiose, hanno ospitato la sua produzione scientifica; di quanti altri ricercatori hanno considerato meritevole i suoi articoli citandoli e così via.
Ma quel punteggio ha per la collettività aspetti economici e non solo: consentirà al ricercatore di vincere concorsi e di fare “carriera” all’interno del mondo scientifico, con responsabilità di insegnamento: cioè gli verrà affidata la preparazione delle generazioni successive e il suo ruolo sarà remunerato dal ministero della Ricerca con denaro proveniente dalle tasse dei cittadini. Quel punteggio gli permetterà anche di accedere a finanziamenti per la ricerca alimentati dalla collettività; se medico lo farà accedere a ruoli di responsabilità perché dipartimenti, reparti o posti letto equivalgono a pazienti in carne ed ossa affidati alle sue cure. Un ricercatore che commette una frode crea quindi un danno alla collettività, si appropria di denaro cui non ha diritto e potrebbe anche mettere a repentaglio la salute dei cittadini. L’organizzazione italiana è particolarmente debole nei confronti delle frodi scientifiche. Un recente editoriale della rivista scientifica Nature  spiega che all’estero (Usa, Germania etc), “è stato organizzato un sistema di auto-regolamentazione che fornisce alle università le armi per combattere le frodi scientifiche con linee guida chiare su come deve essere svolta una buona ricerca scientifica, quali sono le procedure per indagare le accuse di frode e un sistema di ombudsman ai quali le gole profonde possono rivolgersi”; che “tutti i sistemi mirano a proteggere la gola profonda e l’accusato durante l’indagine”. Ma, come spiega bene Nature “In Italia non ci sono linee guida e così l’anno scorso una gola profonda frustrata ha denunciato un ricercatore direttamente alla polizia che sta conducendo un’indagine seria, dettagliata e completa”. E solo 20 mesi dopo l’inizio delle indagini qualche dettaglio è filtrato sulla stampa. Si tratta dell’ormai noto caso di Alfredo Fusco, ordinario di patologia generale, direttore a Napoli dell’Istituto di endocrinologia e oncologia sperimentale del Cnr e membro dell’Accademia dei Lincei. A chi risponde che la polizia non ha gli strumenti per cavarsela nei complicati meandri della ricerca scientifica, l’editoriale di Nature risponde “Davvero? Se riesce a cavarsela quotidianamente con reati di tipo finanziario o informatico, apparentemente altrettanto impenetrabili”… Ma non è tutto. Scrive Nature “un’indagine esterna ha un grande vantaggio: non è impastoiata dal rischio intrinseco di conflitti d’interesse presenti invece quando una comunità giudica un suo stesso membro”. E infatti l’inchiesta della magistratura starebbe rivelando un mercato per studi di computer grafica utili a taroccare le immagini degli studi “scientifici”.

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