Il giro del mondo di Walter Ricciardi

È stato individuato da Beatrice Lorenzin, ministro della salute in quota NCD dei governi Renzi e Gentiloni, prima come Commissario (luglio 2014-2015) e poi come Presidente (settembre 2015 a oggi) dell’Istituto superiore di sanità, organo di ricerca, controllo, sperimentazione e formazione per la promozione della salute degli italiani, e infine circa un mese fa, sempre Lorenzin, lo ha scelto come rappresentante dell’Italia per il triennio 2017-2020 nell’executive board dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità con queste parole  «Sono convinta che la professionalità del professor Ricciardi darà lustro ed evidenzierà il valore del nostro sistema sanitario».

Lui, Gualtiero Ricciardi, detto Walter, è una delle personalità più in vista nel panorama sanitario italiano: il perché lo spiega egli stesso in una recentissima intervista rilasciata aSchermata 2017-12-16 alle 01.26.48 Luciano Capone del Foglio. “Sono stato il primo ad applicare un tipo di valutazione nel 2006, un approccio metodologico inventato da me che ha fatto il giro del mondo, e per questo diverse aziende si sono rivolte a me per fare queste valutazioni”  (Il Foglio 8 dicembre 2017 pag 1 Il virus del fango)

Osannato, temuto, blandito, venerato (dopo 81 giorni di occupazione da parte dei 530 ricercatori dell’Istituto, alcuni precari da 10-15 anni, Ricciardi ne ha ottenuto la stabilizzazione) è da sempre abituato al successo: da ragazzo (1977-1984) è una promessa della celluloide  in pellicole come l’Ultimo Guappo, di Alfonso Brescia con Mario Merola; in amore, ha impalmato la figlia del suo maestro, Bruno Angelillo, docente di Igiene alla Federico II di Napoli; nella carriera, ha bruciato le tappe: specializzazione in igiene (1990) e lo stesso anno  ricercatore a Cassino,  poi associato  (1992), indi ordinario (1999)  successivamente il gran balzo alla Cattolica di Roma (settembre 2001), Direttore dell’Istituto di Igiene della Cattolica (novembre 2002), Fondatore e Direttore del Centro di Ricerca in Ingegneria Sanitaria Ambientale e Valutazione delle Tecnologie Sanitarie (2008), infine direttore del dipartimento di sanità pubblica del policlinico Gemelli (2012).
Molte le doti innate: una naturale simpatia, la disinvoltura sul podio e al microfono, spontanee doti di comunicatore: insomma piace immediatamente, a tutti. Un solo buco nell’acqua: responsabile del dipartimento salute e sanità per il movimento Italia Futura di Luca Montezemolo e candidato per la lista di Mario Monti alle elezioni del 2013 non fu eletto: si vociferava fosse destinato al soglio di Ministro della salute di un nuovo governo del centro-destra.

Di lui e dei suoi presunti conflitti di interesse si è occupato VacciNazione, il libro appena pubblicato di Giulia Innocenzi  e i sospetti sono stati ripresi dalla testata giornalistica on-line Giornalettismo che la giornalista dirige, e alla quale 02 VacciNazione di Giulia Innocenzirimandiamo, limitandoci ad aggiungere che sono state all’origine di ben tre interrogazioni parlamentari, due in Italia e una in Europa. Alcuni temi sono stati ulteriormente approfonditi da testate di informazione nazionali come, per esempio, La Stampa 

Per ora Spizzichi&Mozzichi non vuole entrare nel tema dei presunti conflitti di interesse di Ricciardi. L’oggetto del nostro approfondimento è altro: oggi il ricercatore ha 58 anni di età, è nella piena maturità, e si può fare un bilancio della sua consistenza scientifica e del ruolo che ha nel settore di cui si occupa, l’HTA:

HTA è l’acronimo di Health technology assessment: a partire dalla seconda metà del secolo scorso, di fronte all’incalzare di sempre nuove tecnologie e procedure diagnostiche e terapeutiche (farmaci, vaccini, procedure medico-chirurgiche, test, esami, attrezzature, protesi, dispositivi e apparecchiature), che cumulativamente si chiamano Health technology cioè tecnologia sanitaria, i decisori pubblici hanno chiesto alla ricerca di fornire strumenti metodologici che consentissero una valutazione oggettiva, cioè un assessment, dell’impatto di ognuna di queste tecnologie: in altre parole hanno chiesto “standard scientifici” per motivare e supportare la decisione politica di quali tecnologie sanitarie fornire alla popolazione e quali no.
Un HTA è quindi un lavoro estremamente complesso, che dura almeno un anno, ma può durarne anche due o tre, che coinvolge epidemiologi, economisti, medici, farmacisti e manager sanitari che forniscono ai decisori politici informazioni affidabili e documentate sull’efficacia, le conseguenze e i costi delle tecnologie sanitarie prima di decidere di adottarle.

Una attività molto importante quindi, tanto che nel 2004 la Commissione europea e il Consiglio dei ministri hanno affermato che l’HTA è una “priorità politica”, riconoscendo “… “l’urgente necessità di stabilire una rete sostenibile europea di HTA” e così è nata EUNetHTA, nel cui board l’Italia è rappresentata da Agenas, cioè l’Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali, un organismo pubblico.

Che cosa c’entra in tutto questo Walter Ricciardi e qual è il “tipo di valutazione” da lui effettuato nel 2006, che ha le caratteristiche di “un approccio metodologico inventato da me che ha fatto il giro del mondo”?

Nel mondo della ricerca uno “scienziato” viene “pesato” in base agli studi che ha pubblicato sulle riviste scientifiche, “quotate” in un borsino-database che si chiama Web of Science. Se un approccio metodologico fa il giro del mondo, questo deve essere identificabile in questa banca dati. Ma nessuno degli articoli pubblicati da Ricciardi nel 2006 ha le caratteristiche di un approccio metodologico talmente rivoluzionario da fare il giro del mondo, almeno in base ai parametri condivisi dagli scienziati di tutto il mondo (per un approfondimento vedi riquadro qui sotto )

ANALISI DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI DA RICCIARDI NEL 2006
Sul Web of Science abbiamo cercato i lavori pubblicati da Ricciardi W o da Ricciardi R (vedi documento allegatocon le caratteristiche indicate dal ricercatore cliccare per aprire il file Excell: nella colonna H abbiamo evidenziato i lavori pubblicati nel 2006: sono in tutto 12 e nella colonna U, Average per year, abbiamo evidenziato il numero di citazioni medie per anno dopo la pubblicazione: ebbene: 9 articoli hanno 0 citazioni medie, uno è stato citato 0,33 volte l’anno, un altro 1,25, quello con più citazioni ne ha  3,33. Un articolo con un approccio metodologico che viene considerato veramente innovativo, tanto da fare il giro del mondo, ha un numero di citazioni decisamente superiore. 

Ma c’è una pubblicazione che non è passata al vaglio del Web of Science perché non è stata pubblicata su una rivista scientifica. Anche questa è terminata nel 2006: è il Libro bianco sull’Health Technology assessment in Italia del progetto ViHTA del quale Ricciardi è responsabile scientifico (cfr pag 21). Per cogliere le finalità di questo studio basta andare a pag 222 ove nelle ultime righe si legge “GSK (cioè GlaxoSmithKline azienda produttrice di farmaci e vaccini e finanziatrice del progetto ViHTA ndr), nel perseguire la propria missione di rendere accessibili ai pazienti le cure derivanti dall’utilizzo dei propri farmaci/vaccini, si fa promotore dell’iniziativa nella convinzione che dalla condivisione della metodologia di valutazione possano trarre vantaggio tutti gli attori del Sistema”. È questo quindi l’approccio metodologico cui Ricciardi fa riferimento e da lui inventato, che ha attirato altre aziende come api al miele.

Ovviamente la valutazione finanziata da un’azienda farmaceutica o produttrice di un dispositivo medico ha finalità molto diverse dalle valutazioni che può fare un ricercatore del pubblico: la prima avrà lo scopo di dimostrare che il prodotto che vende è utile, anzi, necessario, la seconda di valutare se effettivamente il prodotto è utile o necessario. La prima darà enfasi ai vantaggi, veri o sperati, del suo “prodotto”, la seconda dovrà valutare se veramente quel prodotto garantisce più vantaggi che inconvenienti.

Intendiamoci, tutto legittimo, ma restano alcune perplessità sollevate già nel 2008 da Livio Garattini, e Gianluigi Casadei, ricercatori del CESAV (Centro di Economia sanitaria A Valenti) dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e attenti osservatori delle evoluzioni patologiche dell’HTA “Vale la pena notare che lo statuto della neonata (allora) Società italiana di valutazione delle tecnologie sanitarie SIHTA stabilisce che le aziende possono sostenere la Società direttamente e indirettamente attraverso fondazioni correlate con “attività di supporto tangibile e significative donazioni”. Il presidente del comitato tecnico-scientifico SIHTA (allora era Walter Ricciardi ndr) molto recentemente ha firmato un rapporto HTA con sei dipendenti della compagnia farmaceutica che fabbrica il Vaccino bivalente HPV, confrontandolo con il rivale HPV quadrivalente. Ci chiediamo se questo è coerente con la missione dell’HTA di essere una valutazione condotta dal punto di vista delle autorità pubbliche.”

Al lettore che cercasse su PubMed (database degli articoli scientifici del settore medico-biologico consultabile su internet) l’articolo che i ricercatori del CESAV citano in bibliografia (La Torre G, Chiaradia G, Mannocci de Waure C, Ricciardi W, Capri S, Bamfi F, Bianchi C, Lapinet-Vera J, Marocco A, Patarnello F, Recchia G. Health Technology Assessment della vaccinazione HPV. IJPH 2007, 4(2 Suppl. 1), Schermata 2017-12-16 alle 01.35.01diciamo subito che può risparmiarsi la fatica: non c’è: la rivista Italian Journal of Public Health IJPH, fondata nel 2004 da Ricciardi e da lui diretta, nonostante abbia ormai 13 anni di vita, non è neppure indicizzata nel database Web of Science, che contiene le riviste di un qualche peso scientifico.

La Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini la libera espressione del proprio pensiero e non esistono leggi che impediscano ai docenti universitari, soprattutto se di aziende private come l’Università Cattolica di Roma e il Policlinico Gemelli, di fare ricerca nell’interesse dell’industria, cioè di uno degli stakeholder.

I dubbi e le perplessità iniziano quando i ricercatori con stretti rapporti con l’industria (presunti conflitti di interesse che tra l’altro sembrerebbero essere stati almeno in parte sottaciuti), diventano decisori pubblici cioè sono nelle condizioni di influenzare direttamente le scelte nazionali, europee o addirittura dell’Organizzazione mondiale della sanità. Inoltre il professore sembra intenzionato ad avocare alla sua responsabilità anche l’attività di HTA pubblica: nella riorganizzazione dell’ISS successiva alla sua nomina, l’instancabile Ricciardi ha costituito un Centro nazionale di HTA, alla cui guida ha messo Marco Marchetti, già responsabile dell’Unità di valutazione delle tecnologie del Policlinico universitario Gemelli e suo co-firmatario in molte pubblicazioni: un’evidente e, date le premesse, sospetta duplicazione di ruoli di competenza di Agenas e di AIFA, l’agenzia regolatoria dei farmaci (vedi Patto per la salute 2014-2016 artt.26 e 27) .

Oggi Ricciardi, grazie alla poltrona di presidente dell’ISS, mongolfieraè entrato nella cabina di regia di altri centri nevralgici per la sanità pubblica: nel suo curriculum vitae depositato a ottobre 2015 all’ISS elenca:

  • In Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, è membro di diritto in due comitati decisivi: nel comitato tecnico scientifico e nel comitato Prezzi e rimborsi (ma ha nominato un sostituto per questo manca la sua dichiarazione dei conflitti di interesse ndr);
  • Nel consiglio superiore della sanità, organo di consulenza del Ministero della salute, è componente di diritto;
  • in Europa è nel Panel europeo sull’efficacia degli investimenti in sanità (EXPH) e componente dell’European Advisory Committee on Health Research (EACHR);
  • all’OMS è componente dell’European Advisory Committee on Health Research (EACHR) a Copenhagen, e ora, per nomina di Lorenzin, rappresenta addirittura l’Italia nell’executive board
  • ed infine è nel comitato esecutivo e nel consiglio direttivo di Accredia, ente italiano di accreditamento “che attesta competenza, indipendenza e imparzialità degli organismi di certificazione, ispezione e verifica e dei laboratori di prova e taratura”

Resta un rovello: possibile che in Italia non ci siano ricercatori con meno conflitti di interesse e di statura scientifica almeno pari a quella di Ricciardi?

Nel 2012, quando l’allora ministro della Salute Renato Balduzzi scelse il presidente dell’ISS sollecitò una dichiarazione di interesse da parte di quanti, rispondenti ai requisiti di competenza, avessero voluto proporre la loro candidatura da sottoporre al vaglio di una Commissione internazionale di 5 esperti (Bernard Kouchner, fondatore di Médicine du monde e già Ministro degli esteri della Repubblica Francese; Elio Guzzanti, direttore scientifico dell’IRCCS oasi di Maria di Troina e già Ministro della Sanità; Alberto Ascherio, professore di epidemiologia e nutrizione del Department of Nutrition di Boston; Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Irccs Bambino Gesù di Roma, Loredana Musumeci, direttore del dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dello stesso Istituto superiore di sanità). Giunsero 27 candidature, e fra queste fu selezionata una rosa di 5 nomi che la commissione elencò in ordine decrescente, dal più rilevante al meno, in base all’indice di Hirsch o HI di ogni candidato: questo indice bibliometrico non misura la quantità della produzione scientifica di un ricercatore (che potrebbe essere ininfluente) ma la qualità della stessa in base alle citazioni ricevute da altri ricercatori, quindi misura l’impatto del ricercatore all’interno del suo campo disciplinare: la citazione del lavoro di un autore da parte di un altro ricercatore ne certifica la rilevanza per la scienza. Un H index di 10 significa che l’autore ha almeno 10 pubblicazioni citate almeno 10 volte da articoli di altri ricercatori.

Questa la graduatoria di allora.

sull'elefantePaolo Vineis, ordinario di epidemiologia all’Imperial College di Londra, HI 67
Stefano Vella, direttore del centro di salute globale dell’ISS (oggi presidente del Cda di Aifa) HI 47
Giuseppe Ippolito Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma Hi 41
Ruggero De Maria ordinario di Patologia generale all’Università Cattolica di Roma HI 30
Fabrizio Oleari, capo dipartimento della sanità pubblica e dell’innovazione del Ministero della salute HI 4

Walter Ricciardi non compariva nell’elenco dei prescelti e non sappiamo se avesse presentato la propria candidatura. Giusto il metodo utilizzato, ma poi la scelta del ministro Balduzzi è caduta su Fabrizio Oleari, il più debole dal punto di vista della ricerca, e con molte ombre, ma con capacità gestionali che inducevano a sperare in una riduzione del grave deficit dell’ISS (come fece) .

Due anni dopo, quando Beatrice Lorenzin arrivò al ministero, decise di sbarazzarsi di Fabrizio Oleari e di sostituirlo con Walter Ricciardi nominato prima commissario e poi presidente, nomina per la quale non ha chiesto supporto di nessuna competente commissione, nazionale o internazionale. Decisione che si è rivelata errata: lo stesso commissariamento è stato successivamente giudicato illegittimo dal Tar Lazio che ha imposto un risarcimento del danno a favore di Oleari, mentre il Consiglio di Stato gli ha riconosciuto un ingiustificato danno di immagine.

A tutt’oggi non esiste alcuna regola che imponga una selezione per meriti di chi è posto alla guida di un istituto pubblico, sia questo l’ISS, l’Agenas o l’Aifa o un qualsiasi primariato di provincia: il ministro o il governatore decidono a capocchia, e la maggioranza ratifica.

Se Beatrice Lorenzin si fosse consultata, o avesse fatto riferimento alla graduatoria Balduzzi, avrebbe scoperto che c’erano personalità scientifiche di maggior spicco, che avrebbero potuto meglio rappresentare l’Italia in Europa e all’Oms.

Abbiamo voluto confrontare il risultato dell’H index di Paolo Vineis (Citazioni-H-Index-WebScienceVineisP), il primo della graduatoria Balduzzi (estratto a ottobre di quest’anno), con quello di Gualtiero Walter Ricciardi (estratto ai primi di dicembre) Citazioni H index WebofScience RIcciardi W&R, perché entrambi sono igienisti, e perché sono più o meno coetanei (il primo è nato alla fine del 1951 e l’altro agli inizi del 1959). Qui sotto il responso dell’algoritmo di Web of Science, accettato nella comunità scientifica:

Schermata 2017-12-15 alle 23.57.22

Inutile ogni commento.

  1 comment for “Il giro del mondo di Walter Ricciardi

  1. 18 dicembre 2017 alle 16:35

    N.B.

    Società medico-scientifiche e conflitto di interessi. Uno studio italiano.

    http://www.saluteinternazionale.info/2016/06/societa-medico-scientifiche-e-conflitto-di-interessi-uno-studio-italiano/

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